Gioielleria e stampa 3D: massima personalizzazione con la cera persa

Gioielleria e stampa 3D: molecola capsaicina stampata in 3D | MonzaMakers

Gioielleria e stampa 3D: massima personalizzazione con la cera persa

Della nobile arte dell’oreficeria ci sono tracce già nelle necropoli e nelle tombe reali della Mesopotamia e dell’Antico Egitto, ma anche tra i siti storici della Grecia ellenistica e della precedente età minoico-micenea. E non vanno certo sottovalutate le opere di oreficeria confezionate dai nostri avi, gli Etruschi e i Romani.
L’oreficeria e più in generale la gioielleria si sono poi evolute nel tempo, attraversando il Medioevo, i domini bizantini, barbarici, longobardi (a proposito di Longobardi, ci teniamo a ricordare, da monzesi, il ‘nostro’ Tesoro di Teodolinda conservato nel Duomo di Monza, comprensivo della Corona Ferrea e dell’Evangeliario), carolingi, fino ad arrivare ai giorni nostri. Ma se da sempre il valore intrinseco e materiale dei preziosi è rimasto lo stesso, altissimo, nel tempo sono due i fattori legati alla gioielleria a essere profondamente mutati: la sua funzione e i metodi di produzione.
Gioielleria e stampa 3D: la Corona Ferrea di Monza | MonzaMakers

Funzione del gioiello nella storia

Per quanto riguarda la funzione, nel corso della storia i gioielli hanno dapprima ricoperto il ruolo di oggetto prezioso sfoggiato dai nobili e dagli antichi monarchi come simbolo di fasto, ricchezza e potere; sono stati sepolti insieme a personalità eminenti per accompagnarle nel viaggio nell’aldilà, portandosi con sé credenze e tradizioni; sono poi serviti come merce di scambio per fondare regni; sono stati usati per finanziare guerre, ma anche per corrompere uomini e conquistare donne. Ora, più che altro, sebbene ogni donna che riceva in regalo un anello, una collana, un braccialetto o quant’altro sia sempre e comunque felice e lusingata, la funzione del gioiello si è ridotta solamente all’estetica, ‘svuotandosi’ di quasi tutti i significati sociali, apotropaici o religiosi.
Proprio perché nel mondo attuale – e soprattutto nella società occidentale – il gioiello sia diventato solo un accessorio estetico, unitamente al fatto che il gioiello oggi sia più alla portata di tutti e di conseguenza estremamente più diffuso che non nell’antichità, si è palesata una nuova necessità: dar vita a un prodotto originale, unico, elegante, personale, bello. Un gioiello ‘già visto’ dopo un po’ stanca o peggio ancora viene ignorato. Come far fronte a questo bisogno? Semplice: ricorrendo all’Additive Manufacturing (AM). Ma per presentare il connubio tra gioielleria e stampa 3D è necessario approfondire il secondo fattore legato alla gioielleria mutato nel tempo insieme alla sua funzione: i metodi di produzione.

Tecniche di lavorazione fino alla gioielleria customizzata

Il progresso, tecnico e tecnologico, ha influito parecchio sui metodi di produzione dei gioielli e in particolare sulla lavorazione dei metalli adottata dagli artigiani e dagli orafi nel corso della storia.
Sebbene nella Preistoria non ci fosse ancora la conoscenza della lavorazione dei metalli, già venivano scolpiti ornamenti principalmente per le feste. E a quel tempo, trattandosi i gioiellieri di ‘semplici’ tagliatori di pietre o di conchiglie, le lavorazioni comprendevano il taglio, la sagomatura, la foratura e l’incisione.
Solo nel III millennio a.C. si è registrata l’evoluzione vera e propria della gioielleria: ovvero l’avvento della lavorazione del metallo, pratica con cui in Mesopotamia, nell’Antico Egitto e nel mondo greco godevano di grande dimestichezza. È solo con lo sviluppo di civiltà più o meno organizzate che la gioielleria è cambiata radicalmente. Gli orafi Etruschi erano conosciuti per essere abili con le tecniche della filigrana e della granulazione, mentre il mondo romano e soprattutto i Bizantini hanno ‘importato’ influenze orientali e con esse la tecnica dello smalto cloisonné (sulla lamina venivano fissati dei sottili ‘tramezzi’ in oro che venivano riempiti di polvere di vetro colorata sottoposta poi al calore per far sì che solidificasse con lo scopo di creare effetti cromatici, donare trasparenza o riflessione).
Con il passare dei decenni e con le influenze delle popolazioni germaniche, la lavorazione dei metalli si è affinata ed è aumentata la produzione di fibule, fibbie e altri gioielli e ornamenti, utilizzati come in altri tempi e in altre aree geografiche come corredo funerario delle personalità che occupavano un gradino alto della scala gerarchica sociale. Fu così che si arrivò alla lavorazione a sbalzo e alla lavorazione a cesello: la prima era volta a creare bassorilievi e altorilievi e consisteva nell’utilizzo di una specie di matterello e un panno, la seconda nell’utilizzo di un piccolo scalpello (il cesello, per l’appunto) per rifinire e decorare metalli già fusi.
Tra le altre celebri tecniche gli orafi anglosassoni si specializzarono attorno al V secolo d.C. nella fusione mediante stampo e rifinitura a freddo (famosa è la fibbia di Re Raedwald risalente circa al 620 d.C. e conservata tuttora al British Museum di Londra). I Vichinghi, esperti maneggiatori di oro e argento, sapevano lavorare questi preziosi metalli a sbalzo, con fili granulati e mediante fusione e rifinitura a freddo. I gioielli ottoniani – nome derivante da Ottone II di Sassonia e da quella che nel 972 d.C. divenne sua la moglie, la principessa bizantina Teofano – erano invece realizzati con la lavorazione a traforo; nella stessa epoca prendevano piede anche le filigrane e le pietre preziose lavorate a cabochon, ovvero tagliate secondo una superficie curva limitata inferiormente da un piano per mettere in evidenza i giochi di luce e di colorazione (vedi: Corona dell’imperatrice Cunegonda). Nel 1300 in Europa iniziarono a diffondersi anche nuove tecniche di taglio (pietre preziose sfaccettate), mentre il Gotico Internazionale ha portato con sé le tecniche orafe dell’incisione a bulino (incisione con il bulino, un sottile scalpello con la punta) e dello smalto en ronde bosse (smaltatura di superfici a tutto tondo in lamina d’oro modellata a sbalzo).
Ci siamo dilungati, ma la conoscenza del passato e la comprensione del progresso tecnico e tecnologico della gioielleria sono dei preamboli imprescindibili per arrivare alle tecniche dei nostri giorni, soprattutto quelle più innovative e avveniristiche.
Proprio in questo ambito si inserisce la stampa 3D (o prototipazione rapida). Dicevamo che l’estetica è attualmente il fine della gioielleria, spogliata ormai della sua funzione sociale, gerarchica o apotropaica: per questo occorre essere originali, unici. E proprio per questo gioielleria e stampa 3D vanno a braccetto.

Gioielli personalizzati: stampa 3D e cera persa

Quindi, in che modo la stampa 3D può correre in aiuto di una gioielleria 2.0, totalmente customizzata? Ma con la tecnica della cera persa, naturalmente. Ovvero con la creazione di uno stampo a partire dal ‘pezzo positivo’, ovvero – in parole povere – dello stesso gioiello costituito da materiale stampato in 3D.
Ma come funziona, nel dettaglio, questo processo? Innanzitutto bisogna fare un passo indietro, ovvero all’idea: si parla di gioielli davvero unici poiché frutto della fantasia, dell’ingegno e della creatività del singolo utente che commissiona un prezioso totalmente personale, nella cui forma – magari – racchiude un significato personale o un particolare messaggio da indossare in prima persona e soprattutto da regalare per stupire un’altra persona, che sia il partner, un genitore, un parente o un amico.
Gioielleria e stampa 3D: molecola adrenalina stampata in 3D | MonzaMakers
Gioielleria e stampa 3D: molecola thc stampata in 3D | MonzaMakers
Gioielleria e stampa 3D: ProJet 3510 SD | MonzaMakers
A questo punto l’idea deve essere convertita in qualcosa di tangibile. Dunque nel modello 3D del gioiello: qualora chi commissiona il gioiello abbia conoscenze nella modellazione 3D può realizzare il file 3D di proprio pugno con l’aiuto di uno degli appositi software; se invece chi ha sviluppato l’idea non sappia proprio come creare il file 3D con le giuste forme e le giuste proporzioni, è necessario rivolgersi a un modellatore 3D, figura che spesso è già inserita nell’organico di un service di stampa 3D (come nella nostra realtà di MonzaMakers, ad esempio). Il passaggio della modellazione 3D non può essere improvvisato né casuale, perché per la corretta riuscita di un gioiello (o per la riuscita stessa) è necessario che il modello venga realizzato secondo criteri tecnici ben precisi, rispettando dei parametri e delle forme particolari. È essenziale disporre di tutte le conoscenze professionali di modellazione 3D per ottenere il file completamente realizzabile.
Una volta creato il modello 3D secondo la volontà di chi lo commissiona, questo viene stampato in 3D per mezzo di macchinari professionali dall’elevata finitura superficiale e soprattutto dalla impareggiabile precisione. Per questo passaggio noi di MonzaMakers utilizziamo la nostra ProJet 3510 SD di 3D Systems, una stampante 3D a tecnologia MJP (MultiJet Printing) che ‘sforna’ oggetti in resina con una precisione di 32 µm sull’asse delle Z, caratteristica che ci permette di creare gioielli con superfici perfette ed estremamente particolareggiati.
Ottenuto il pezzo stampato in 3D, ovvero il ‘positivo’, viene realizzato uno stampo con la tecnica della cera persa in un forno ad elevatissima temperatura per ottenere il negativo del gioiello, dove poi verrà colato il metallo desiderato per coniare definitivamente il gioiello stesso.
Ecco spiegato perché gioielleria e stampa 3D siano un connubio imprescindibile per chi vuole ottenere un gioiello davvero unico, originale nell’estetica e che allo stesso tempo – pur avendo ‘perso’ il suo valore sociale e gerarchico – assume una nuova funzione: il valore sentimentale o affettivo legato alla forma, alla fantasia e anche all’impegno e alla creatività di chi ha avuto e sviluppato l’idea iniziale.

Esempi pratici

Il metodo migliore per dimostrare quando ampiamente raccontato a parole qui sopra è sicuramente quello di mettere in pratica quanto scritto. Per questo abbiamo modellato in 3D la trottola del film Inception e quattro molecole pensate come ciondoli per delle collane: la caffeina, la capsaicina, il tetraidrocannabinolo e l’adrenalina. Stampato in 3D il ‘positivo’ abbiamo quindi realizzato lo stampo e poi effettuato la colatura di ottone giallo e ottone rosa. Il risultato è quello mostrato nelle foto di seguito.
Gioielleria e stampa 3D: molecola capsaicina stampata in 3D | MonzaMakers
Gioielleria e stampa 3D: molecola adrenalina stampata in 3D | MonzaMakers
Gioielleria e stampa 3D: molecola caffeina stampata in 3D | MonzaMakers
Gioielleria e stampa 3D: molecola thc stampata in 3D | MonzaMakers
Gioielleria e stampa 3D: trottola di Inception stampata in 3D | MonzaMakers
Per qualsiasi altra informazioni o per richieste di chiarimenti non esitate a contattarci via mail all’indirizzo info@monzamakers.com, via telefonica chiamando lo 039.2270754, via Skype aggiungendo il nickname monzamakers oppure passandoci a trovare in via Cappuccina 63, a Lissone (MB).
Ti è stato utile questo articolo? L’hai trovato scontato? Hai qualcosa da aggiungere? Condividilo sui social network e/o lascia un commento!
Gioielleria e stampa 3D: massima personalizzazione con la cera persa ultima modifica: 2017-03-27T08:30:00+00:00 da Fabrizio Scalco

Share this post