Un uovo stampato in 3D per salvare gli avvoltoi dall’estinzione

Uovo di avvoltoio stampato in 3D per scongiurarne l'estinzione.

Un uovo stampato in 3D per salvare gli avvoltoi dall’estinzione

Ogni giorno viene scoperta una nuova applicazione per prodotti stampati in 3D, ogni giorno in un ambito diverso. Abbiamo trattato moltissimi casi di innovazioni introdotte dalla prototipazione rapida anche qui sul nostro blog, tra questi anche la stampante slovena che produce terra e piante; ma questo che stiamo per trattare è uno dei primissimi casi di utilizzo della stampa 3D per preservare l’ambiente e – forse, si spera – salvare animali dall’estinzione.
Qualche tempo fa era già stato stampato in 3D un uovo identico a quello delle tartarughe marine, dotato di un meccanismo GSM (Global System for Mobile Communications, lo standard 2G di telefonia mobile cellulare più diffuso al mondo) per salvaguardare le uova – quelle originali! – da bracconieri e contrabbandieri. Ora, grazie all’International Centre for Birds of Prey (ICBP) e la compagnia Microduino specializzata in applicazioni di Arduino, ha preso vita un uovo di avvoltoio stampato in 3D.
Posizionato direttamente nel nido, questo uovo chiamato EggDuino è incaricato di effettuare misurazioni e raccogliere informazioni sulla temperatura interna del nido, sul gradiente di temperature e il gradiente termico sulla sua superficie, la pressione barometrica, l’umidità, il livello di anidride carbonica, l’intensità luminosa, il movimento e la rotazione dell’uovo.
Realizzarlo in modo che anche il grosso uccello ‘ci cascasse’ e continuasse a covare come se niente fosse è stato difficile, fanno sapere gli inventori del progetto. Anche perché per svolgere tutti quei compiti da remoto e inviare le informazioni al centro di ricerca, e il tutto con un’autonomia di 70 giorni senza che sia necessario l’intervento umano, EggDuino è ovviamente stracolmo di micro-dispositivi.
Dentro al guscio stampato in 3D con tecnologia SLS in un materiale in nylon (il PA2200), infatti, è contenuta una struttura in legno tagliata a laser su cui poggiano i circuiti elettrici funzionali a: un nucleo Microduino, un modulo Bluetooth Low Energy, un modulo multsensore 10DOF che comprende un giroscopio, un accelerometro, un rilevatore della forza del campo magnetico, un barometro, quattordici sensori di temperatura DS18B20 e un sensore di umidità SHT21. L’uovo è alimentato da una batteria agli ioni di litio da 1800 milliampere-ora e i micro-dispositivi contenuti nel guscio stampato in 3D possono trasmettere i dati a un terminale costituito da una rete Raspeberry Pi abilitata al Wi-Fi, a un modulo Bluetooth, a una sorta di modulo-orologio in tempo reale e a un modulo che funge da stazione meteorologica.
L’uovo di avvoltoio stampato in 3D permette in sostanza di innalzare esponenzialmente la qualità degli studi e delle ricerche su questa specie animale. Così si può tracciare un profilo estremamente preciso delle condizioni di vita di questo volatile e capire quali siano le condizioni ottimali per garantirne la sopravvivenza e quindi la riproduzione della specie.
Il progetto viene inizialmente svolto nel Regno Unito, ma presto riguarderà – se tutto va bene – tre specie di avvoltoi a rischio di estinzione il cui habitat naturale è l’Africa e la zona dell’India e del Pakistan: il grifone dorsobianco africano (Gyps africanus), il grifone indiano (Gyps indicus) e l’avvoltoio beccosottile (Gyps tenuirostris).
Uovo di avvoltoio stampato in 3D per scongiurarne l'estinzione.
La salvaguardia di questi animali è fondamentale: cibandosi di carcasse di animali morti (e in alcune zone montuose dell’Asia anche degli umani defunti secondo riti igienico-spirituale) scongiurano il propagarsi di malattie. Nel Sudest Asiatico però, specialmente negli ultimi anni, i bovini sono ‘imbottiti’ di farmaci che per gli avvoltoi si rivelano veleni mortali. Siamo quindi contentissimi se la stampa 3D aiuterà a salvare questa specie animale e fare un grande favore a Madre Terra.
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Un uovo stampato in 3D per salvare gli avvoltoi dall’estinzione ultima modifica: 2016-04-05T09:29:35+00:00 da Fabrizio Scalco

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