Makerbot non produce più le sue stampanti: produzione in outsourcing

Makerbot non produce più le sue stampanti: produzione in outsourcing

Che l’universo della stampa 3D sia tutto in divenire e che il futuro di questo metodo di produzione additiva debba ancora essere definito, è testimoniato dalla già travagliata vita di Makerbot e delle modifiche gestionali che nel corso di questi primi anni sono già state apportate alla società newyorkese.
Fondata nel 2009 da Bre Pettis, Adam Mayer, e Zach “Hoeken” Smith, inizialmente ha lanciato sul mercato una stampante 3D open source chiamata Cupcake CNC e la stessa azienda ha da sempre spinto per la condivisione e la libera modifica degli schemi di progettazione e degli stessi progetti di produzione.
L’epoca della libera circolazione di contenuti all’interno della comunità dei makers è tuttavia terminata nel 2012, dopo tre anni di vita, quando cioè è nata la Replicator 2: è qui che Makerbot ha smesso di mantenere ‘aperti’ i propri prodotti. La motivazione della società: aziende manifatturiere estere, emulando Makerbot, stavano occludendo le possibilità di crescita, diminuendo così la capacità di Makerbot di pagare gli stipendi dei propri lavoratori.
Catena di montaggio Makerbot
Il 2013 è stato poi un anno di grandi novità: Makerbot è stata acquisita dalla Stratasys – altro enorme produttore statunitense di stampanti 3D con sede a Edina, Minnesota – e si è ingrandita parecchio con l’apertura di una factory di 15mila metri quadri nel distretto di Sunset Park, a Brooklyn (New York), a cui due anni più tardi si è sommata l’inaugurazione di un altro spazio di 52mila metri quadri.
Tutto molto bello. Finché e durato.
Mettiamoci tre motivazioni e l’entusiasmo di Makerbot è scemato in breve tempo: l’acquisizione troppo zelante di Stratasys, la caduta del valore delle azioni e i licenziamenti trasversali all’interno dell’azienda. Per questo i vertici della società hanno deciso di correre alle contromisure.
Eccoci ai giorni nostri: Makerbot ha inizialmente chiuso lo spazio di produzione di Brooklyn e in secondo luogo ha optato per la grande svolta, ovvero passare la patata bollente della produzione delle stampanti 3D in outsourcing a Jabil, multinazionale di design e manifattura con base negli States a St. Petersburg, Florida, e con ben 102 dislocazioni sparse in 28 Paesi.
Jonathan Jaglom, CEO di Makerbot
Di questa scelta ha scritto l’attuale CEO di Makerbot, Jonathan Jaglom. Di seguito le sue parole: “Collaborare con Jabil ci permette di affrontare nel modo migliore i rapidi cambiamenti del nostro settore, ridurre i nostri costi di produzione e competere così più efficacemente nel mercato globale. Adottando un modello di produzione flessibile ci aspettiamo di adeguare rapidamente la produzione verso l’alto o verso il basso a seconda della domanda, senza dover dipendere dai costi fissi necessari per mantenere la factory di New York”.
Ha proseguito Jaglom: “A Brooklyn abbiamo fatto un sacco di grandi cose, ma ora dobbiamo per forza adeguarci al trend globale. Per molti anni siamo riusciti a ‘starci dentro’, ma ora siamo stati costretti a spostare la produzione da Brooklyn”. Tuttavia una sede (o una filiale) rimarrà nella Grande Mela: “Il nostro DNA e la nostra cultura rimangono qui, siamo molto orgogliosi di essere legati a Brooklyn”, ha concluso il CEO di Makerbot.
Per ora non sono state stabilite delle date precise, ma sia la delocalizzazione all’estero che un nuovo corso di licenziamenti sono previsti per i prossimi mesi.
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Makerbot non produce più le sue stampanti: produzione in outsourcing ultima modifica: 2016-04-26T14:26:59+00:00 da Fabrizio Scalco

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