Apple sposa la stampa 3D e manda in pensione la microfusione

Apple sposa la stampa 3D e manda in pensione la microfusione

Dallo scorso dicembre rimbalza la notizia di Apple che sarebbe al lavoro per lanciare una particolare quando (per ora) misteriosa stampante 3D full-color, ma l’azienda di Cupertino nel frattempo non è affatto rimasta con le mani in mano e anzi ha presentato allo US Patent and Trademark Office (ovvero l’Ufficio statunitense dei brevetti e dei marchi di fabbrica) una nuova tecnologia destinata a soppiantare il processo di microfusione, conosciuto anche come ‘a cera persa’.
PREMESSA – La microfusione (in inglese investment casting) è un processo utilizzato dagli orafi per creare gioielli o da ingegneri per la produzione di parti tecniche: in sostanza serve a fabbricare oggetti di dimensioni estremamente ridotte con tolleranze dimensionali molto ristrette e con superfici ben liscie, fusi in acciai comuni e speciali o in leghe più o meno complesse, destinati (ad esempio) a costruzioni meccaniche di precisione. Prevede appunto che un metallo liquido sia colato all’interno di un guscio di sabbia o di materiale ceramico, che viene rimosso tramite rottura quando il metallo liquido si è raffreddato e solidificato. Apple giudica questo procedimento troppo costoso: il dispendio di soldi, di tempo e di energia è enorme, senza contare l’ampia produzione di materiali di scarto (i gusci rotti), con relativi costi di smaltimento.
Il processo di microfusione (o 'a cera persa') spiegato in tutti i suoi passaggi.
Per questo motivo il colosso statunitense ha deciso di sviluppare un metodo alternativo. Tramite la stampa 3D, infatti, Apple ha intenzione di fabbricare i gusci con la produzione additiva, layer per layer. Potrebbe non suonare come una novità rilevante: d’altronde si stampa in 3D praticamente ogni cosa, perché i gusci per la colata dovrebbero meritare particolare attenzione?
Questi gusci vanno a soppiantare la microfusione ‘classica’ perché all’interno di essi possono essere colati le leghe amorfe allo stato fuso. E quindi sono ideali per la creazione di vetri metallici (o bulk metallic glass, BMC), che hanno proprietà differenti rispetto ai normali metalli cristallini, come la transizione vetrosa e la velocità critica di raffreddamento. Le leghe amorfe devono infatti raffreddarsi e solidificarsi a una velocità relativamente lenta, ma allo stesso momento non troppo lenta per evitare che si formino cristalli durante il raffreddamento con la conseguente perdita (parziale o totale) delle vantaggiose caratteristiche delle leghe amorfe.
Il processo di Apple che soppianterà la microfusione.
Ma quali sono queste vantaggiose caratteristiche? L’elevatissima resistenza meccanica innanzitutto. E poi i limiti di deformazione elastica decisamente più alti rispetto alle altre leghe metalliche, e ancora l’incredibile resistenza se sottoposte a shock o all’impatto.
Per questo questo nuovo metodo di produzione che utilizza la stampa 3D come alternativa alla microfusione consentirà a Apple di produrre contenitori o coperture per i dispositivi elettronici più piccoli e delicati. È quindi scontato che i vari iPhone, iPad, iMac o Apple Watch… ma non solo, perché a quando pare a Cupertino stanno lavorando per applicare questa tecnologia a molti altri ambiti, come le antenne o le pile a combustibile.
Addirittura la Nasa – che, come abbiamo visto per Made in Space, è molto propensa all’utilizzo della stampa 3D – ha accolto con estremo entusiasmo l’invenzione di Apple che (forse) soppianterà la microfusione: “Questo nuovo metodo di produzione per leghe amorfe ridefinirà la scienza dei materiali nello stesso modo in cui l’acciaio ha rivoluzionato l’industria nel 1800 e la plastica nel 1900”, hanno dichiarato gli esperti della National Aeronautics and Space Administration.
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Apple sposa la stampa 3D e manda in pensione la microfusione ultima modifica: 2016-03-18T10:28:48+00:00 da Fabrizio Scalco

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